Prese d’aria supplementari

In un circuito di distribuzione dell’aria all’interno di uno stabilimento possono crearsi necessità diverse.

Una di queste potrebbe essere quella di avere pressioni diverse di alimentazione in diverse sezioni dell’impianto; come facciamo a farlo?

Facile : inseriamo più regolatori di pressione in serie, mi spiego meglio con un esempio: supponiamo che io debba avere 6 bar in una parte dell’impianto, 5 bar in un’altra e 4 bar in un’altra ancora; ipotizzando che l’alimentazione della mia linea sia tarata a 7 bar devo fare così: faccio entrare l’aria da una valvola lucchettabile, la faccio passare attraverso in mio filtro regolatore ad una pressione di 6 bar e li prevedo una pesa d’aria che mi vada ad alimentare la prima parte in cui ho bisogno di 6 bar, poi metto un regolatore di pressione e lo regolo a 5 bar, metto un’altra presa d’aria un altro regolatore tarato a 4 bar e un’altra presa d’aria. In questo modo avrò diverse sezioni del mio impianto alimentate tutte alla pressione più idonea.

Ma cosa sono le prese d’aria? sono dei semplici blocchetti con un ingresso principale, una uscita e diverse uscite secondarie. Provate a immaginare un dado da gioco, immagino che sappiate tutti che la somma delle due facce opposte è sempre sette. Io posso avere un ingresso e una uscita dalle facce numero 2 e 5 e altre uscite ” secondarie” a d esempio sulle facce 1 e 6 o 3 e 4  da dove posso prelevare altra aria per alimentare altre parti del mio impianto. E’ ovvio che il prelievo dell’aria a diverse pressioni deve essere a scalare perché dopo un regolatore tarato a 4 bar non potrò mai prelevare aria ad una pressione maggiore.

In questa immagina vediamo il primo foro nella parte sinistra che è un ingresso dell’aria, sulla faccia opposta avremo la nostra uscita principale e sulle altre facce abbiamo tutte le altre possibili fonti di approvvigionamento di aria.

Oppure posso utilizzare le uscite delle varie facce del mio dado per montarvi ad esempio un pressostato….ma di questo ne parleremo più avanti.

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