Come usare una 5/2 come se fosse una 3/2

 

 

Prima di spiegare come funziona vi spiego perché dovremmo utilizzare una 5/2 e usarla come una 3/2; in effetti una 5/2, a parità di serie, costa di più di una 3/2 quindi la logica mi dice che non ha molto senso. Ipotizziamo però che…. devo montare una 3/2 e non ce l’ho in casa, oppure…. voglio mantenere uniformità estetica in tutte le mie elettrovalvole, oppure…. adesso dovrei montare una 3/2 ma so già che l’applicazione la dovrò cambiare e dovrò montare una 5/2 quindi la monto subito, oppure…….quello che volete voi.

Per spiegare come funziona questo giochetto partiamo da dei simboli e nello specifico dal simbolo pneumatico dei una 5/2:

1412

Allora: il 12 mi indica la condizione della valvola a riposo quindi l’aria entra da 1 esce da 2 e alimenta una delle due camere di un cilindro, l’altra camera si chiude e l’aria contenute in essa entra da 4 e si scarica in aria da 5 ma se io alimento un cilindro a semplice effetto non passerà mai aria da 4 a 5 perché il cilindro a semplice effetto scarica direttamente l’aria in atmosfera. Quindi, onde evitare che particelle entrino nella mia valvola da una via non utilizzata metterò un tappo in 4.

Qui introduciamo il simbolo di una 3/2che, per motivi didattici, ipotizziamo che azioni un cilindro a semplice effetto a stelo retratto, quindi in posizione di riposo lo stelo è dentro e io per azionarlo devo immettere aria compressa nella camera posteriore.

Nella 3/2 n.c. l’aria entra da 1 e si blocca e il cilindro rimarrà con lo stelo retratto ( devo guardare il quadrato di destra del simbolo della 3/2 n.c. ) , quando aziono la valvola l’aria uscirà da 2 ( la valvola è azionata e devo guardare il quadrato a sinistra del simbolo della 3/2 n.c. ) e si immetterà nella camera posteriore del cilindro facendo uscire lo stelo; quando tolgo l’azionamento la valvola si chiude, l’aria non azionerà più il cilindro, la molla prevarrà sull’aria a pressione atmosferica e lo stelo rientrerà, l’aria contenuta nella camera posteriore uscirà dalla testata posteriore entrerà da 2 e verrà scaricata da 3 in atmosfera ( ritorno a guardare il quadrato destro del simbolo ). nella 3/2 n.a. l’aria entra da 1 ed esce da 2 quindi il mio funzionamento sarà esattamente opposto, quando la valvola non è azionata lo stelo esce e quando la valvola è azionata lo stelo rientra.

E qui facciamo un trucchetto da mago e oscuriamo parzialmente il simbolo della 5/2:

Adesso forse è chiaro, se guardo la parte a destra della zona colorata vedo il simbolo  di una 3/2 n.a. e a sinistra il simbolo di una 3/2 n.c. : la mia 5/2 con un tappo diventa una 3/2 e a seconda di dove metto il tappo posso farla diventare sia una 3/2 n.a. che una 3/2 n.c.  e questo dipende da cosa mi serve. Ossia: se metto il tappo in 4 avrò un 3/2 n.a. ma le sulla stessa valvola metto il tappo in 2 avrò una 3/2 n.c.

Tutto chiaro vero?????? spero di si, altrimenti scrivetemi che appena posso vi rispondo.

Grazie.

 

 

 

 

Motori lineari

Oggi vi parlo dei motori lineari.

Innanzitutto cosa sono e cosa li distingue dai cilindri elettrici ? E perché ne parlo in un blog che si occupa di pneumatica ? Beh, lo faccio perché quasi tutti i produttori di pneumatica stanno integrando i loro cataloghi con questo genere di prodotti e, soprattutto, li fanno in involucri che sono intercambiabili coi normali cilindri pneumatici e questo accade perché non sempre i cilindri pneumatici sono in grado di avere prestazioni equiparabili ai meccanismi elettrici.

Ma torniamo alla prima domanda: cosa distingue i motori lineari dai cilindri elettrici? Qui devo dare per scontato che sappiate cos’è un motore elettrico…..ma lo spiego lo stesso: un motore elettrico è un dispositivo elettro meccanico che trasforma l’elettricità in un movimento rotatorio. E’ formato da uno statore ( che è statico, altrimenti si chiamava in altro modo ) e da un rotore (….già, è quell’alberino che di solito ha un pezzo metallico – chiavetta – che serve a collegarlo a qualcosa, che gira nei motori elettrici ). Di motori elettrici ne esistono di diversi tipi: ce ne sono di quelli  che ruotano a velocità costante e in un solo senso ( motori elettrici tradizionali ) e ce ne sono altri che sono stati costruiti per avere una dinamica di utilizzo più varia, in pratica possono essere programmati e girare a velocità diverse, in entrambi i sensi di marcia e gestendo il tutto tramite un plc. Tra questi motori ci sono i motori brushless ( senza spazzole ). Nei cilindri elettrici di solito c’è un motore brushless che in un qualche modo ( ingranaggi, cinghia, collegamento diretto ) va a fare girare la madrevite che attraversa lo stelo. Nei motori lineari  invece lo statore è strutturato in modo tale che il rotore non gira ( quindi è inappropriato chiamarlo rotore ) ma si sposta a destra e a sinistra. Questo comporta dei vantaggi sulla dinamicità del motore lineare che, ovviamente in relazione all’applicazione che mi occorre, è molto maggiore di qualunque altra applicazione fattibile con cilindri pneumatici o con cilindri elettrici.

Qui potete trovare un link a una azienda che produce motori lineari….. va beh, lo ammetto potrebbe sembrare una marchetta ma Marco oltre a essere il titolare della Nilab è un buon amico e una persona molto competente per cui mi sbilancio in suo favore.

QUI invece, trovate un link a un tool molto interessante che serve a calcolare quando conviene un motore lineare invece del cilindro pneumatico.

Come al solito spero di avervi in qualche modo aiutato a capire qualcosa in più, ciao e a presto.

cilindro elettrico

Cos’è un cilindro elettrico ? Facile, è di fatto un cilindro che anziché essere azionato dall’aria compressa è azionato da un motore elettrico fornito di encoder. Cos’è l’encoder, vi starete forse chiedendo ( presumo che un motore elettrico sappiate tutti che cos’è ) ? L’encoder è un dispositivo che “traduce” la rotazione di un asse in impulsi elettrici e li trasmette a un plc il quale riceve questi impulsi e li trasforma in posizioni. La precisione con cui un encoder può tradurre una rotazione è data dal numero di impulsi giro che l’encoder ha: se ho un encoder a 512 impulsi giro vuole dire che il mio giro completo sarà suddiviso in 512 sezioni uguali, ma gli encoder moderni possono anche superare i 36.000 impulsi giro e si utilizzano ovviamente dove ho bisogno di precisioni assolute ( pensate a quelle macchine che lavorano il metallo e che devono fabbricare pezzi che vengono montati sulle macchine di formula 1, li la precisione deve essere nell’ordine del millesimo di millimetro ). Poi se volete avere maggiori informazioni sugli encoder ve li andate a cercare vero ? :- ))

Vi faccio vedere in queste immagini i vari tipi di collegamento :

con motore ortogonale:

con motore parallelo:

e con motore assiale:

Che vantaggi mi da questa soluzione ? in realtà tantissimi, rispetto al cilindro pneumatico posso avere una velocità regolabile per ogni singolo movimento agendo solo sul plc, posso limitare la corsa, posso decidere la velocità sia in apertura che in chiusura dello stelo, insomma, posso fare più o meno quello che voglio, basta programmare il plc che lo controlla e entro i limiti di velocità e di spinta massimi posso regolarlo come voglio, ho una precisione che è molto maggiore del cilindro pneumatico. Ma Davide, mi chiederete voi, se va così bene perché il cilindro pneumatico è ancora al mondo ? Facile: il cilindro pneumatico costa molto meno e se nella mia applicazione non ho bisogno di tutto quello che il cilindro elettrico può fare, perché dovrei spandere di più ?

La forma del cilindro elettrico è spesso con interassi intercambiabili con quelli del cilindro pneumatico per facilitarne la sostituzione e per aumentare il bacino di possibile utilizzo.

Come funziona il cilindro elettrico ? C’è senz’altro un motore elettrico che è collegato in qualche modo ( con ingranaggi, con una cinghia, in modo diretto….. ) con una madrevite; la madrevite è contenuta in uno stelo ( che è quello che entra e esce dal cilindro, come nei cilindri pneumatici ) che ha un sistema di antirotazione. Quando aziono il motore elettrico la madrevite gira su se stessa in una delle due direzioni, questa rotazione agisce sullo stelo che essendo antirotazione scorre sulla madrevite e si sposta  in un senso o nell’altro, lo spostamento viene “tradotto” dall’encoder e il plc riesce a capire in che posizione si trova lo stelo. Ovviamente per farlo funzionare non abbiamo bisogno dell’aria ma di un cavo per l’energia elettrica e anche di un cavo del segnale per l’encoder, per cui se vi imbatterete in questo genere di prodotto avrete due cavi : potenza e segnale.

Per farvi capire come funziona fate questo: prendete un cavatappi e inserite un tappo di sughero nella vite; bloccate in qualche modo il cavatappi su una tavola in modo che la maniglia possa girare, se fate girare la maniglia gira ovviamente anche la vite e anche il tappo che avete messo ma se con una mano tenete fermo il tappo e continuate a fare girare la maniglia, il tappo si sposterà lungo l’asse longitudinale della vite. Certo la dimostrazione è un po’ alla buona ma più facile di così…..

Come produrre il vuoto con l’aria compressa.

Capita spesso negli impianti moderni di avere bisogno di sistemi che creano il vuoto, a esempio in tutti i sistemi di presa che devono essere molto delicati nella presa e nello spostamento di oggetti fragili ( lastre di marmo, vetro, materiali delicati ). Il vuoto in effetti è un sistema molto intelligente. Si crea il vuoto, lo si porta alle ventose che fanno presa sul prodotto da spostare, non lo segnano, non lo graffiano, non lo scalfiscono e garantiscono una presa che, quando è ben calcolata, non da quasi mai problemi. Di solito per quello che riguarda il vuoto ci si rivolge ai professionisti del vuoto perché è un mondo parallelo alla pneumatica con pochi punti di contatto però, giusto per dare un’infarinatura, ne parlerò un poco.

Tendenzialmente per fare il vuoto i metodi sono due: il primo è una pompa per vuoto ossia una pompa che è realizzata per creare il vuoto. Per conoscere i vari tipi di pompe potete cominciare a guardare qui.

Il secondo è utilizzare l’aria compressa sfruttando il principio di Venturi che abbiamo già visto nei lubrificatori. In pratica se io faccio passare un fluido ( e l’aria lo è ) da un tubo che ha un rimpicciolimento del diametro, in questo restringimento aumenta la velocità e diminuisce la pressione. La diminuzione della pressione è una depressione che viene utilizzata per creare il vuoto in un piccolo condotto che è collegato al restringimento del tubo.

In questo disegno, non ci crederete ma l’ho fatto io, cerco di rendere visivo l’effetto Venturi.

A questo punto, se monto una ventosa alla fine del condotto verticale al centro delle due frecce rosse, e se la ventosa fa tenuta, quando questa si appoggerà a una superfice liscia, si attaccherà a essa.

Non è nulla di complicato, utilizzare uno dei due metodi dipende dal tipo di utilizzo. Il secondo non prevede un circuito apposito per il vuoto per cui il collegamento diventa piuttosto semplice, per contro avrò consumi d’aria molto più elevati. Anche qui bisogna dimensionare bene l’impianto e verificare quale delle due soluzioni sia la migliore.

Spero di essere stato d’aiuto, ciao e alla prossima.

Gli attuatori rotanti

Gli attuatori rotanti sono dei dispositivi pneumatici che, trasformando il movimento alternato di un pistone in un movimento rotatorio, azionano solitamente dei rubinetti.

Il meccanismo interno è del tutto simile ai cilindri rotanti solo che hanno forme e funzionamenti un po’ diversi, vediamo come:

come al solito partiamo da un’immagine.

All’interno di questi attuatori troviamo un sistema a cremagliera che, agendo solitamente su un rubinetto a sfera, va ad aprire o chiudere un passaggio. A differenza dei cilindri rotanti sui quali possiamo definire i gradi di rotazione ( 90°-180°-270°-360° e anche misure intermedie ) sugli attuatori rotanti abbiamo solo tutto aperto e tutto chiuso, solitamente girano di 90°.

Si utilizzano molto nelle fasi di processo e poco nella movimentazione e nell’automazione vera e propria. Un caso potrebbe essere quello di dover dosare una determinata quantità di vapore che deve entrare in una macchina pastorizzatrice o in una sterilizzatrice.

Potremmo utilizzarle in un passaggio di acqua con a valle un misuratore di portata che mi regola la quantità di liquido che deve entrare in un impasto.

la cosa che più mi piace nella pneumatica per l0automazione è il fatto che l’ingegno delle persone le porta a utilizzare prodotti nati per risolvere un problema specifico per risolvere problemi di natura completamente diversa.

Mi è venuto spontaneo questo pensiero proprio perché un mio cliente ha utilizzato una di queste valvole per azionare un automatismo di apertura di una porta.

Spero di essere stato d’aiuto e alla prossima.

Regolatore di flusso o scarico rapido ?

Quanti sono i modi di fare entrare e uscire l’aria da un cilindro ?

Partiamo dal fatto che i fori che sono presenti su un cilindro hanno misure gas, ossia si misurano in 1/8″, 1/4″, 3/8″, 1/2″, 3/4″,1″. Giusto per specificare: 1/8″ è un ottavo di pollice, 1/4″ è un quarto di pollice e così via, aggiungo una piccola tabella:

Nella pneumatica di cui ci occupiamo qui, difficilmente andiamo oltre il pollice, per cui mi fermo qui.

I più diffusi sono 3:

  1. Il raccordo standard: è un comunissimo raccordo che da una parte ha un filetto che deve essere della stessa misura del foro del cilindro e dall’altra parte ha un attacco ( i più diffusi sono quelli ad attacco rapido ) del diametro del tubo che collega la valvola col cilindro( che si esprime in millimetri ). Per cui potrei avere bisogno di un attacco dritto da 1/4″ tubo 8, oppure curvo a 90° 1/2″ tubo 12 che mi serve a fare entrare il tubo di cui dispongo nel cilindro che devo alimentare.

Aggiungo un paio di immagini:

Possono essere in metallo ( di solito in ottone nichelato ma anche in acciaio inox ) o in tecnopolimero.

2) Oppure posso mettere un regolatore di flusso che è un dispositivo che grazie a una vite permette di regolare il flusso d’aria che arriva al cilindro.

Anche questi possono essere in metallo o in tecnopolimero, come potete vedere nella parte superiore del dispositivo c’è un vite che a seconda di come viene ruotata aumenta o riduce il flusso d’aria che entra nel cilindro, in questo modo posso modificare manualmente la velocità con cui il cilindro entra e/o esce. Solitamente si sceglie la versione che regola l’aria in uscita dal cilindro e non in entrata, infatti esistono le versioni di controllo in uscita o in entrata; diciamo che la versione che controlla l’aria in uscita farà si che il cilindro abbia meno tendenza ad avere una corsa a scatti.

3) Il terzo modo è lo scarico rapido :

 

il cui simbolo è: 

e di cui aggiungo anche un’immagine:

ma per spiegarla riprendiamo un attimo la valvola 5/2. Io ho l’alimentazione che entra da 1, esce ( ipotizziamo ) da 2, alimenta una delle due camere del cilindro ( camera attiva ) e gli fa compiere un’azione. La camera opposta a quella che viene alimentata ( camera passiva ) farà uscire l’aria dal mio raccordo e attraverso il tubo la farà passare da 3 e uscire da 5.

Se metto uno scarico rapido l’aria entrerà da 1 uscirà da 2 esattamente come prima,  la camera passiva farà uscire l’aria dal foro di alimentazione, entrerà nel mio scarico rapido e verrà scaricata direttamente in atmosfera.

Perché usiamo lo scarico rapido? Ovviamente per velocizzare la velocità del cilindro. Per darvi un’idea della differenza di quantità d’aria che entra e che esce da uno scarico rapido vi allego una tabella di un produttore, ovviamente questi dati non sono uguali per tutti i produttori ma almeno vi potere capire di cosa stiamo parlando: il passaggio 1-2 misura la quantità d’aria in entrata, il passaggio 2-3 quella che esce dallo scarico rapido.

Se c’è una cosa bella della pneumatica è che spesso i prodotti hanno dei nomi che contengono la descrizione già fatta e finita …  ;-)))

Come al solito spero di essere stato d’aiuto e al prossimo articolo.

Valvola OR e valvole AND

Grazie alla richiesta di Emilio, con questo articolo provo a spiegare le valvole OR e le valvole AND.

Sono due valvole dal funzionamento molto semplice ma che si utilizzano molto quando vogliamo utilizzare la nostra macchina mettendo in campo quella che viene definita logica pneumatica. Potremmo definirli i progenitori dei moderno plc ( va beh…mi sono allargato un po’ ).

Partiamo dei simboli dei comandi: questo è il simbolo di una OR:

e questo è il simbolo di una AND:

La valvola OR funziona da collettore di due alimentazioni facendone passare una sola alla volta; all’interno della valvola c’è un pallina o una membrana che si sposta o da una parte o dall’altra chiudendo o un ingresso o l’altro e facendo uscire si l’aria ma solo dalla parte che io desidero che alimenti il mio utilizzo. Non mi viene in mente una applicazione tipo ma se leggi la risposta che ho dato a Emilio qui, forse potresti fartene un’ idea.

La valvola AND è una valvola che permette l’uscita dell’aria solo se tutte e due le alimentazioni funzionano contemporaneamente per darmi l’autorizzazione a una determinata operazione. L’applicazione tipo è montata su una pressa che deve avere un doppio comando per permettere alla pressa di scendere, utilizzando entrambi i comandi che sono appositamente montati lontani ho una ragionevole certezza di stare usando entrambe le mani che quindi non possono essere sotto alla pressa stessa, se hai visto il film 8 mile quando eminem lavora alla pressa in fabbrica ha un comando simile nella logica ( lui però va ad azionare una pressa idraulica ). ma è una applicazione molto utilizzata anche sulle macchine che potete vedere da chi taglia il formaggio, visto che il cilindro aziona una lama devo essere certo di azionarlo con entrambe le mani per evitare di lasciarne una sotto al taglio. Vi garantisco che la forza del cilindro è sufficiente a tagliare di netto il braccio.

Come al solito spero di essere stato chiaro…..

Ciao e alla prossima.

Il bloccastelo

In questo nuovo articolo parliamo del bloccastelo; che cos’è ?

Partiamo come al solito da un paio di  immagini :

La prima è un bloccastelo montato su un micro cilindro, la seconda è un bloccastelo montato su un cilindro ISO.

Beh, già dal nome si può capire di cosa stiamo parlando : si tratta di un dispositivo che serve a tenere in una determinata posizione il carico che è collegato al nostro cilindro. Agisce direttamente sullo stelo del cilindro o sulla camicia del cilindro senza stelo. Si può utilizzare sia per tenere in posizione il carico collegato al nostro cilindro ( a esempio durante le fasi di lavorazione posso fare assumere più posizioni al mio carico ) sia come sicurezza. Solitamente ha un azionamento passivo, ossia: per farlo entrare in azione devo togliere l’alimentazione pneumatica. questo per un semplice motivo : questo dispositivo è nato come sicurezza per bloccare un carico in caso di mancanza di alimentazione dell’aria di rete.

Come è possibile che venga  a mancare l’aria di alimentazione ? Facile: grazie a un tubo che si rompe o che viene tolto inavvertitamente.

Cosa accade a un cilindro montato in verticale, che porta un carico pesante se io gli tolgo l’aria ? E’ molto probabile che il carico cada senza controllo.

Cosa accade se sotto al mio carico c’è un operatore che non si accorge di nulla? Beh, vedete voi..

Come faccio a fare in modo che il carico, una volta che non arriva più aria al mio cilindro, non cada in caduta libera?…….Oh ! qui ci vuole un bel bloccastelo. Il bloccastelo quando non è alimentato dall’aria di rete blocca lo stelo. Per farlo aprire e permettere al mio stelo di scorrere liberamente devo alimentarlo con aria compressa, quando è alimentato lui si apre. Funziona esattamente all’opposto dei freni di un’auto: quando io schiaccio il pedale del freno le mie ganasce spingono le pastiglie contro il disco e la macchina rallenta, nel bloccastelo se io non do aria lui blocca lo stelo ma se l’aria compressa arriva, lui lascia il cilindro lavorare in libertà. In questo modo se viene improvvisamente a mancare l’aria il cilindro si blocca e ottengo un certo grado di sicurezza.

Perché dico “un certo grado di sicurezza ” ? Perché i bloccastelo standard non hanno un controllo elettrico/elettronico che mi dia un feedback sulla reale situazione. In pratica essendo un comando meccanico non posso far sapere al mio plc se effettivamente il blocco c’è stato. questo significa che ho certamente un controllo di sicurezza “reale ” ma che difficilmente potrò avere una sicurezza certificabile. Comunque è una sicurezza in più ed è già qualcosa ( come si dice dalle mie parti: piuttosto che niente è meglio piuttosto ).

Altro limite del bloccastelo se usato per bloccare lo stelo in fase di lavorazione: i bloccastelo possono andare ad agire sullo stelo solo quando questo è già fermo; quindi : PRIMA do il comando di blocco del cilindro ( magari con una 5/3 a centri chiusi ) POI aziono il bloccastelo. Che io sappia c’è solo un costruttore italiano che fa un bloccastelo talmente performante che si può utilizzare anche in dinamica.

Come al solito spero di essere stato d’aiuto, ciao e a presto.

Le unità di guida

Oggi vi voglio parlare di un accessorio che si utilizza per aumentare la rigidità strutturale dei cilindri.

Parliamo delle unità di guida: questi oggetti si possono considerare come un esoscheletro che viene applicato ai cilindri per aumentarne le capacità di carico, limitarne la flessione e renderli antirotativi.

Partiamo da alcune immagini:

   

Queste sono due unità di guida, uno con cilindro inserito e l’altro senza il cilindro. Non c’è molto da spiegare dal punto di vista teorico: se in alcune applicazioni ho bisogno di dare una guida maggiore, e quindi più struttura, ai miei cilindri,  posso ricorrere a questi oggetti per raggiungere il mio scopo.

Possono anche avere forme un po’ diverse come in questo caso :

Dal punto di vista costruttivo, invece, le possibili varianti sono molte: abbiamo unità di guida con diametri delle aste differenti per cui avranno capacità di carico differenti, abbiamo differenze anche nella flangia anteriore che può avere strutture diverse, in alcuni casi abbiamo le barre laterali che possono correre su bronzine o con un sistema di sfere a ricircolo, queste sono più prestazionali e con meno attrito ( e più costose ) per cui se ho una dinamica molto spinta ( molti azionamenti al minuto e con un carico importante ) posso avere la necessità di questa opzione,

Queste strutture di rinforzo possono rispondere a determinate normative (per esempio normative ISO ), in questo caso potrò montare all’interno delle stesse, qualunque marca di cilindro che risponda alla stessa normativa.

Spiego meglio: ovviamente se l’unità di guida è fatta per accogliere un cilindro di alesaggio ( ossia di Ø interno ) di 63 mm, potrò montare solo cilindri di pari diametro, ma se devo smontare un cilindro di una qualunque marca, che risponda alla normativa ISO 15552, lo posso sostituire con un qualunque cilindro di pari alesaggio. L’unico limite è la corsa massima: se guardiamo le immagini delle unità di guida vediamo chiaramente che ci sono due tubi rotondi ( guide ) che corrono ai lati e queste guide sono fatte per avere una corsa massima. Ovviamente potrò montare un cilindro di corsa più breve ma non potrò montare cilindri con corsa più lunga perché correrei il rischio di farli uscire dalla guida.

E’ altrettanto chiaro che le unità di guida fatte per i cilindri senza stelo, visto che non sono normalizzati e non hanno misure imposte da nessuna normativa, saranno difficilmente intercambiabili con cilindri di produttori diversi.

Sono costruite per tutte le tipologie di cilindro, ISO, mini/micro cilindri, senza stelo, telescopici, compatti ecc.

Come al solito spero di essere stato d’aiuto, ciao  e a presto.

 

 

 

 

 

Come funziona l’azionamento elettrico delle elettrovalvole

Oggi cercherò di spiegarvi come funziona l’azionamento elettrico di una elettrovalvola:

Una elettrovalvola è una valvola tradizionale il cui azionamento è eseguito da un comando elettrico ( da cui “ELETTROvalvola” ). Per comandare elettricamente una valvola abbiamo bisogno di un pilotaggio elettrico che è formato da una parte statica dove abbiamo del rame avvolto in modo che il centro dell’avvolgimento sia cavo, e da un nucleo mobile cilindrico che scorre all’interno dell’avvolgimento. Il cavo di rame ha le due estremità del filo che lo compongono, collegate a due fili elettrici che possono essere alimentati da corrente oppure no. Quando li alimentiamo, i fili sono percorsi da un flusso di elettroni che forma un campo magnetico all’interno dell’avvolgimento che fa si che il nucleo mobile si sposti perché attirato dal campo magnetico stesso. In pratica l’avvolgimento lo potremmo visualizzare come una calamita “on demand “, ossia: quando non è attraversata dalla corrente non fa nulla, quando è attraversata dalla corrente diventa una calamita che attira il nucleo mobile a sé.  E qui chiudiamo per un momento la parte elettrica.

Adesso andiamo a vedere come è fatto il nucleo mobile:

Il nucleo mobile è un cilindretto di metallo che ha alle sue estremità due gommini di gomma che servono a non fare passare l’aria. Nulla di particolare quindi se non chè…..vediamo questa immagine:

 

Questa è una elettrovalvola 3/2 n.c.; l’immagine di sinistra è la valvola a riposo, l’aria entra da 1 e una piccola parte segue un percorso che attraversa la valvola e va a finire proprio sotto al collegamento con la bobina. Questo percorso è bloccato dalla presenza del nucleo mobile ( che è dotato dei gommini di tenuta proprio perché deve fermare un flusso d’aria ) che è tenuto in posizione da una molla. Quando azioniamo la bobina, la corrente entra nell’avvolgimento, attraversa tutto il filo di rame e crea il campo magnetico che sposta  il nucleo mobile e permette all’aria che entra da 1 di ” chiudere il suo percorso”, ossia andare a fare pressione su un lato della spola che gestisce il funzionamento della valvola, spostare la spola e permettere il passaggio dell’aria all’utilizzo 2; questa spola è mantenuta nella sua posizione di riposo da una molla, quindi l’aria deve avere una pressione tale da vincere la resistenza della molla e il peso della spola stessa.  In questo modo l’aria che entra da 1 è libera di uscire da 2.

Togliendo alimentazione alla bobina il nucleo mobile viene riportato nella sua posizione di riposo dalla molla, chiude il passaggio dell’aria che fa pressione sulla spola, la molla della spola riprende il sopravvento e riporta la valvola nella posizione di riposo.

Anche se detto così sembra una cosa un po’ lunga tenete presente che la velocità di esecuzione di questo comando è nell’ordine dei millesimi di secondo ( una cinquantina per la valvole più lente, meno di dieci millesimi per le valvole più veloci ).

Tutto chiaro ? se avete dei dubbi contattatemi.

Ciao e a presto.